Per la quarta volta Auguste Rodin, figura di spicco della scultura moderna, è l'ospite d'onore della Fondazione Pierre Gianadda con un tema inedito: Rodin secondo Rilke. I visitatori scopriranno così le opere dello scultore attraverso le descrizioni di uno dei più grandi poeti di lingua tedesca del XX secolo. La mostra, strutturata in diverse sezioni e realizzata dal Museo Rodin, offre un viaggio poetico attraverso le opere dell'artista reinterpretate dalla penna lirica di Rilke, scomparso esattamente cento anni fa.
RILKE
Chi è innanzitutto Rilke, il giovane poeta che a 28 anni pubblicò un libro fondamentale su Auguste Rodin?
Rainer Maria Rilke nasce a Praga nel 1875 e trascorre un'infanzia solitaria. Dopo essersi diplomato al liceo, studia letteratura e pubblica le sue prime poesie nel 1896. Sposa la scultrice Clara Westhoff, che aveva frequentato nel 1900 l’Institut Rodin e che ebbe vita breve. Un editore tedesco lo incarica di scrivere una monografia dedicata a Rodin. Fin dal loro primo incontro a Parigi nel 1902, instaura un legame speciale con il celebre artista, all'apice della sua fama. Rodin, dal canto suo, impara presto ad apprezzare la compagnia del giovane poeta. Per scrivere la monografia su Rodin, Rilke trascorre del tempo a Meudon, la città natale dello scultore. Nel marzo del 1903, il libro è pubblicato e si rivela una vera e propria ode al genio di Rodin. Questa monografia sarà fondamentale per la conoscenza di Rodin ed è tra le opere sullo scultore più tradotte al mondo. Quando Rodin ne riceve una copia, se la fa tradurre e scopre così il talento del poeta, che torna poi a Meudon nel 1905, ospite in casa dell’artista, dove dispone di uno spazio per lavorare. Rodin gli affida alcuni lavori di segreteria per aiutarlo economicamente. Per undici anni, l'arte e la poesia occupano un posto significativo nel loro rapporto, caratterizzato da condivisione e ispirazione reciproca. Il poeta nutre una sincera ammirazione per l'uomo considerato il padre della scultura moderna, noto per aver rotto con la tradizione accademica. La sua arte esprime movimento ed emozione. Egli osa frammentare, persino mutilare, il corpo, e la sua modernità ispira Rilke.
Su queste basi si sviluppa la mostra che, tramite una selezione di brani tratti dagli scritti di Rilke e diverse opere d'arte di Rodin, offre un viaggio poetico attraverso le sculture dell'artista.
AL CENTRO
Nel cuore della Fondazione, disposta al centro del tempio gallo-romano, ecco Le penseur / Il pensatore, una monumentale scultura in gesso (1903) di Rodin, la più emblematica e conosciuta delle sue opere. Fu concepita per essere collocata al centro della parte superiore della Porte de l’enfer / Porta dell'Inferno. Rappresenta forse il poeta Dante in meditazione sulla sua opera, o Minosse che presiede al giudizio delle anime? Rodin interpreta Il pensatore come un uomo in meditazione, che affronta i tormenti dell'anima umana. Per Rilke: "Il pensatore siede perso nei suoi pensieri e muto, oppresso da immagini e idee, e tutta la sua forza (che è la forza di chi agisce) è il pensiero. Tutto il suo corpo si è trasformato in un teschio, e tutto il sangue che scorre nelle sue vene in un cervello".
INTRODUZIONE
La mostra si apre con una teca contenente documenti d'archivio, lettere scritte da Rilke a Rodin e la celebre edizione della monografia che il poeta pubblicò sullo scultore nel 1903. Quest'opera, la più tradotta e diffusa al mondo, rimane una pietra miliare della letteratura sull'artista. La maggior parte delle citazioni utilizzate in tutta la mostra sono tratte da essa.
FORME SOSPESE
La rappresentazione del corpo - languido, inerte e dalle forme ondulate - delle sue figure assonnate, immerse nei sogni o attanagliate dal tormento, costituisce un vasto campo di studio per Rodin. Per tutta la sua carriera, l'artista cerca e gli strumenti espressivi più idonei per una narrazione plastica e poetica: corpi abbandonati, prostrati o slanciati mediante linee spesso sinuose. Rilke intuì immediatamente la portata di questi artifici nelle sculture di Rodin.
L'ondulazione languida de La Danaïde (bronzo, 1885) testimonia l'infinita disperazione dell'animo umano. Sopraffatta da questo tormento, la giovane donna esausta giace prostrata a terra. Secondo Rilke merita attenzione: "il percorrere questo lungo, lungo viaggio nell'ampia curva di questa schiena, fino al volto che si abbandona alla pietra come in un lungo singhiozzo, fino alla mano che, come un ultimo fiore, parla dolcemente un'ultima volta di vita".
DA DANTE A BAUDELAIRE
La creazione della Porta dell'Inferno ebbe inizio con l'immersione dello scultore nella Divina Commedia di Dante, in particolare nei canti che il poeta dedica all'Inferno. Da quel momento in poi, per esprimere le passioni e le sofferenze dell'animo umano, Rodin si concentrò sul gioco di luci e ombre e sulla forza della forma per rappresentare centinaia di queste figure dannate. Erotizzando progressivamente questi abbracci colpevoli, lo scultore condusse gradualmente le sue figure verso una visione che rimanda a Baudelaire.
Questa sezione della mostra introduce un'opera altamente emblematica di Rodin: Le baiser / Il bacio (gesso patinato, 1885), che narra l'episodio della tragica passione di Paolo Malatesta per la cognata Francesca da Rimini, due personaggi del secondo cerchio dell'Inferno dantesco. L'iconico gruppo si distingue per la sua immagine romantica, quella di una passione aggraziata e delicata in una composizione armoniosa che evoca l'estasi. Per Rilke "Il fascino della giovane e dell'uomo risiede in questa saggia ed equa distribuzione della vita... Perciò sembra di scorgere la beatitudine di questo bacio ovunque sui loro corpi..."
L'ELOQUENZA DI UN VOLTO
Rodin si affermò rapidamente anche nell'arte del ritratto grazie alle sue innovative interpretazioni che gli valsero una fama crescente. Senza abbandonare la scultura figurativa, ma allontanandosi dalla riproduzione realistica, l'artista decise di liberarsi dai codici estetici della rappresentazione classica. Da quel momento in poi, fu il trattamento dei materiali e delle superfici che definisce il volume e crea l'espressione. La serie di teste e busti presentata in mostra rivela la sua esplorazione della fisionomia fino al punto in cui la somiglianza fisica si intreccia con la psicologia dell'uomo.
Con la testa di Georges Clemenceau (terracotta, 1911), Ministro della Guerra dal 1914 al 1918, Rodin offre un ritratto dallo spirito libero in cui il carattere enigmatico, fiero e determinato dello statista è reso attraverso una modellazione energica. Rilke annota: "Questi uomini sono stati indagati in tutte le latitudini del loro essere, tutti gli aspetti del loro temperamento si dispiegano sugli emisferi delle loro teste".
LA SOMMA DI TUTTI I MALINTESI
La Mort d’Athène / Morte di Atene (gesso, 1902) raffigura una donna nuda, distesa in agonia su un frammento di colonna. Essa personifica Atene, la città e il suo declino. Rilke sottolinea l'allegoria di Rodin con queste parole: "La città di Atene, che un tempo viveva come una bella donna, attirando lo sguardo ammirato del mondo con la sua gloriosa bellezza. Ora non esiste più..."
LE MANI HANNO UNA STORIA
Per Rodin, le mani costituiscono un soggetto a sé stante, cosa che Rilke riconosce immediatamente. Si tratta di opere frammentarie ma autonome, animate da una sorprendente forza espressiva. Instancabili, sembrano tutte particolarmente agili, persino dotate di coscienza quando vengono messe in scena. Con esse, Rodin ha a disposizione un vocabolario molto ampio a partire dal quale inventa un nuovo linguaggio. Isolate, assemblate, combinate, ingrandite, si reinventano costantemente con un'energia che è il più delle volte tragica.
Tra le opere esposte, la Grande main crispée avec figure implorante / Grande mano chiusa con figura implorante (gesso, prima del 1906) emana un simbolismo inquietante: una mano potente, serrata e malevola domina le mani giunte e imploranti di una donna. Queste numerose mani nello studio del maestro ispirarono la penna di Rilke, che scrisse: "Nell'opera di Rodin ci sono mani, mani autonome, piccole che, pur non appartenendo ad alcun corpo, sono vive. Mani che si alzano, irritate e malvagie…"
MODELLARE CON TRATTI RAPIDI
Dal 1890 in poi, Rodin concepì i suoi disegni esclusivamente dal vero, ispirandosi a modelli dal vivo. Senza distogliere lo sguardo dal modello e senza curarsi della carta, tracciava i contorni a grafite, che poi rifiniva con l'acquerello. La serie dedicata alle danzatrici cambogiane e alla leggendaria figura di Psiche fu esposta alla Galleria Bernheim-Jeune nel 1907, poi a Vienna nel 1908, dove Rilke le ammirò in entrambe le occasioni. Danseuse cambodgienne de trois-quarts vers la gauche / Danzatrice cambogiana, vista di tre quarti verso sinistra (disegno, inchiostro, matita di grafite, acquerello, guazzo su carta pergamena, 1906), ritrae una delle danzatrici del Balletto Reale della Cambogia che Rodin scoprì al Pré Catelan di Parigi nel 1906. Affascinato e meravigliato, le seguì a Marsiglia per ritrarle. Si concentrò sulla posa, sui gesti delle braccia, delle mani e delle gambe. Coglie il movimento, cattura un preciso istante eseguito dalla danzatrice. Rilke: “…strani documenti dell'istante, dell'impercettibile e del fugace… una rivelazione della natura più profonda”.
Psyché / Psiche si manifesta in una serie di disegni, privi di qualsiasi contesto, carichi di sensualità e voluttà, che raffigurano l'eroina languida, seminuda, oggetto di desiderio, pronta a offrire il suo corpo alla contemplazione. Rodin esplora il nudo femminile con completa libertà.
Rilke li ammirava e commentò: “…Poi vengono i nudi disegnati con tratti rapidi e sicuri, forme piene di tutti i loro contorni, modellate con pennellate veloci, e altri, racchiusi nella melodia di un unico contorno vibrante, da cui si eleva un gesto di indimenticabile purezza”.
EPILOGO: «DEVI CAMBIARE LA TUA VITA»
Dal 1902 in poi, per oltre dieci anni, Parigi fu il cuore della vita di Rilke, dove soggiornò con grande regolarità. L’incontro con Rodin, la frequentazione assidua dell'artista e della sua opera, le loro visite ai musei, in particolare al Louvre, influenzarono e plasmarono Rilke nel profondo del suo essere. Questa eredità permea in modo prodigioso i suoi scritti e influenza fortemente la pubblicazione delle due raccolte di Nouveaux poèmes del 1907 e del 1908. Pertanto, l'epilogo della mostra concede a Rilke l'ultima parola, non per illustrare le opere di Rodin, ma per affrontare, tutto sommato, l'influenza dello scultore nei suoi scritti attraverso la lettura di una delle sue poesie più famose, intitolata Torse archaïque d’Apollon e la sua celebre esortazione: Tu dois changer ta vie / Devi cambiare la tua vita.
RILKE E IL CANTON VALLESE
A conclusione di questo affascinante e inedito dialogo tra il celebre scultore Rodin e il poeta Rilke, uno spazio è dedicato ai rapporti dello scrittore con il Canton Vallese. Il 28 giugno 1921, infatti, Rilke si stabilì in Svizzera, a Sierre, e prese residenza al Castello di Muzot, acquistato dal suo mecenate, Werner Reinhart.
Durante questo periodo, compose le Quatrains valaisans (Quartine del Vallese) e Vergers (I frutteti) e strinse una profonda amicizia con Jeanne de Sépibus, che viveva a Sierre. Il culto di Rilke si dimostrò molto vivo nella regione del Vallese, portando alla creazione della Fondation Rilke nel 1986 e all'istituzione del Museo Rilke l'anno successivo. L'attuale direttore, il Dott. Marcel Lepper, ha contribuito al catalogo con un saggio e ha prestato alcuni documenti di grande interesse relativi a Rilke. In particolare, è esposta una lettera autografa di Rilke a Eduard Korrodi, acquisita da Léonard Gianadda e donata alla Fondazione Rilke nel 2021. Rilke visse fino al 1926, anno in cui morì presso la clinica Valmont (VD). È sepolto a Rarogne, nel Vallese.
Mostra a cura di Véronique Mattiussi, Responsabile del Dipartimento di ricerca del Musée Rodin
Catalogo della mostra
Rodin selon Rilke. Véronique Mattiussi, Clément Marand, et Esther Lasocki. CHF/€ 35,00
Con il sostegno di

Sponsor principale della Fondation
|